Piemontesi e Catalani sotto le stesse canzoni.

Marina Rossell
Marina Rossell

Anni fa ebbi occasione di ascoltare una cantante catalana, Marina Rossell, nell’interpretazione di alcune canzoni tra le sue più famose. Fu grande la sorpresa nel trovarmi a comprendere buona parte del testo senza aver mai inteso una parola di Catalano. C’erano assonanze con il Piemontese davvero incredibili, ma ciò che mi parve ancora più strano fu che quel modo di parlare, di cantare, di pronunciare le parole io l’avevo già inteso e ne ero rimasto già affascinato tempo prima pur non ricordando dove, come è da chi l’avessi inteso. Non essendo un cultore di storie di reincarnazioni o vite ultraterrene mi incamminai su ricerche più pragmatiche e precise.

Andai quindi a leggere in giro per il web i testi delle canzoni della Rossell e mi accorsi che non solo il modo di pronunciare le parole assomigliava al modo Piemontese che io stesso avrei usato per tradurle, ma tanti sostantivi erano davvero simili per non parlare del modo di costruire le frasi.

Restai abbastanza sorpreso perchè la Catalogna non si trova proprio dietro l’angolo. Un conto sarebbe stato trovare affinità tra il Piemontese e i dialetti della Francia del Sud, un altro fu arrivare in Spagna, oltre i Pirenei. E devo confessare che per distinguere bene i confini della Catalogna dovetti servirmi dell’enciclopedia perchè a mano e memoria,come Catalogna, avrei potuto solo indicare vagamente la Spagna del nord peraltro senza alcuna convinzione.

Da allora cominciai a cercare altri punti di contatto tra Piemonte e Catalogna e mi si aprì un mondo tutto nuovo fatto di tradizioni, storia e geografia; mi accorsi che però, trattando di popoli e delle loro storie, non sarei arrivato facilmente a una comprensione schematica del tutto (mio solito vizio) ma avrei dovuto semplicemente accontentarmi di sapere che catalani, francesi, piemontesi, saraceni e occitani (e forse scordo qualcuno) si erano talmente compenetrati, che tutto ormai ha un unico filo comune e che se sei fortunato come me ci stai dentro e un poco te ne compiaci, poichè i miscugli attraggono e fanno tanto mistero.

Giorgio Conte
Giorgio Conte

Tempo dopo, come se non bastasse arrivò anche Giorgio Conte a mischiare le carte. Nell’album “Eccomi qua…” inserì una canzone in Catalano dal titolo “La CançÒ Del Lladre”. Ma guarda un po’, un altro Piemontese con una divagazione catalana messa lì, come fosse una cosa normale. Non un tributo ma una sorta di familiarità ritrovata.

La canzone ebbe una buona eco tanto che Giorgio Conte venne invitato a cantarla con Joan Isaac, uno dei massimi esponenti della canzone d’autore Catalana. Il palco fu quello de l’ACTE INSTITUCIONAL DE LA DIADA NACIONAL DE CATALUNYA: mica ceci.

E di nuovo, alla luce di questa nuova scoperta, mi gettai nella ricerca googlando a destra e a manca. E cerca di qua e cerca di là chi ti vado a trovare? Pi de la Serra. Altro mostro sacro della canzone d’autore catalana. E allora riuscii a svelare il mistero.

Nel 1978, in preda a una fregola cantautorale che mi avrebbe accompagnato per tutta la vita, andai ad assistere ad una serata del Premio Tenco al teatro Ariston a Sanremo. Quella sera si esibì Paolo Conte che era agli esordi e fu fischiatissimo, non gli lasciarono terminare il concerto e fu obbligato ad andarsene perchè a quel tempo cantava ancora stonando maldestramente mentre io ero lì solo per lui. Venne poi Francesco Guccini che venne sgamato dai primi spettatori in platea a bere da una bottiglia di vino vuota solo per mantenere il profilo maudì che si era faticosamente costruito. Arrivò Pino Daniele anche lui alle prime armi ma solidamente autocostruito su musica di razza e quindi incontestabile. Seguì un noiosissimo Roberto Vecchioni che mai mi risultò più di accettabile nè allora nè in seguito nel corso degli anni.

Pi De La Serra
Pi De La Serra

Poi arrivò al palco Pi de la Serra che cantò una canzone strana, arrabbiata, in una lingua sconosciuta che già allora mi risvegliò qualcosa dentro. La lingua era appunto il Catalano e la canzone si intitolava “Si els fills de puta volessin no veuríem mai el sol” (Se i figli di puttana volassero non vedremmo mai il sole”. Lá cominciò per me il Catalano e ancora oggi ritorna in tante forme. Ecco da dove era partita la storia. Avevo chiuso un cerchio.

Lou Dalfin
Lou Dalfin

L’altra sera leggevo della partecipazione entusiastica del gruppo Occitano più famoso, Lou Dalfin, a una serie di concerti di musica popolare tenutisi nella città catalana di Calaf. Piemontesi sotto i Pirenei. Mi sa che non possiamo più farne a meno. Quasi parenti.